TesserTrame

(oil) 4 brains
giovedì, 22 ottobre 2009

Arabeschi Verdi



Il pavimento della libreria è a scacchi bianchi e neri. Alle pareti ci sono mensole laccate di rosso con tanti libri in esposizione.
In fondo alla sala c’è il banco con la macchina per l’espresso, quella per la birra alla spina e lo scaffale con le bottiglie dei liquori. Siamo a Roma, in una  libreria di cui non importa il nome. Non c’è odore di caffè e i ragazzi seduti ai tavoli sorseggiano aperitivi accompagnati da patatine mentre
parlano sottovoce. Ridono. 
Lei arriva e si aggira per la sala abbracciando ora questo ora quello.
E’ una maglietta nera sopra un paio di jeans , intorno al collo ha una sciarpa di ciniglia verde. I capelli sollevati sulla testa, un ombra di rossetto e una linea azzurra a contorno degli occhi. Intorno all’indice della mano destra ha un laccetto dello stesso colore della sciarpa, e quando parla la mano sembra tracciare nell’aria arabeschi verdi. 
Si siede. Aspetta che si faccia  l’ora, che arrivino tutti. Nasconde l’ansia dietro grandi sorrisi. Alle sue spalle lo scaffale coi libri. Guarda i ragazzi che sorseggiano l’aperitivo, alcune donne sedute sulle poltrone.
Si alza e comincia a parlare:
“Sono qui, stasera, per leggervi un mio testo; senza introduzione, senza dirvi da dove viene e perché. Ve lo leggo, felice di vedervi in attesa. Mi sento emozionata ma, quando si inizia una cosa bisogna portarla avanti fino alla fine, come diceva mia nonna:
«Rispetta la tua storia, alla fine il silenzio parlerà ».
Nel locale si fa silenzio. La sua voce comincia a spiegarsi con una vivacità che diventerà dolcezza , poi dubbio e poi affermazione categorica , poi incertezza e rabbia, disillusione e dolcezza ancora. Un rotolare di parole che intrecciano una storia in cui la scrittura fa da canovaccio, è la sua voce la spina dorsale . 
Legge quieta, composta, priva dell’enfasi che è spia del mestierante, tenta il gioco della scrittura.
Diventa scrittura lei stessa, nel momento in cui la parola suona attraverso  di lei.
Parla di donne che hanno vissuto una vita non facile: dipendenti dall’amore, un gran bisogno d’amore che le ha spinte a commettere azioni inconcepibili, talvolta umilianti.
Donne che si destinano a rendere felici gli altri e infelici se stesse.
E perciò soffrono, si scontrano con una realtà che le isola.
Dice di loro: “Sognatrici che camminano a occhi aperti in una solitudine senza rimedio”.
Poi i versi di Mario Luzi:
“Occorre una specie di rogo purificatorio   del vaniloquio cui ci siamo abbandonati e del quale ci siamo compiaciuti.
Il bulbo della speranza, ora occultato sotto il suolo ingombro di macerie non muoia, in attesa di fiorire alla prima primavera”.
Ci avvolge la sua voce, calda e suadente come una Malvasia, dotata di quel garbo interpretativo che bilancia la dolcezza evitando che diventi stucchevole, come talvolta sono i  poeti.

Tace.

Anche il pubblico.

Il silenzio parla.

 “Adesso mi piacerebbe saperci in pace” dice a conclusione “sapere che il nostro cuore è tornato leggero. Dorato da un raggio di sole autunnale”.
Mentre la sua mano traccia nell’aria arabeschi verdi.
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martedì, 22 settembre 2009

l'incipit di Ascanio Celestini

Ascanio Celestini non abbisogna di presentazioni, pubblichiamo il suo incipit così, nudo e crudo ed è bellissimo ..


Io odio i filosofi.
E in particolare i filosofi francesi.
I filosofi francesi portano sfortuna alla gente perché sono contemporaneamente francesi e filosofi.
Come quel Sartre che diceva "l'inferno sono gli altri".
Io non sono un filosofo, ma lo so pure io che nel mondo siamo cinque miliardi. Lo so che io sono io e gli altri sono tutti gli altri. Ma proprio tutti compresa mia madre, compreso il proprietario della macchina parcheggiata in seconda fila davanti alla mia, compreso il Papa tedesco.
Pure il gommista dove porto la ruota bucata è l'inferno.
E meno male che quando la giornata ti va storta si dice "prendila con filosofia".
Buchi la ruota, vai dal gommista e quello è l'inferno!
 
I filosofi francesi stanno sui divani a filosofare nascosti dai libri scritti fitti fitti di parole francesi incomprensibili. Chiacchierano con tutte quelle erre mosce e sembra che ti parlano di ballerine col culo scoperto e le piume in testa e invece ti dicono che è tutta una merda.
Ti dicono che pure il culo e le piume sono l'inferno.
 
La cultura francese è tutta così.
Loro sono il popolo che ha inventato la besciamella e la ghigliottina.
In un modo o nell'altro tutte e due ti prendono per la gola.
 

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sabato, 19 settembre 2009

gli incipit di Fabio Stassi

Di Fabio Stassi Andra Fannini scrive: di origine siciliana, lavora a Roma come bibliotecario, risiede a Viterbo, scrive i suoi romanzi e le storie sul treno, lungo la famigerata e affollata tratta che congiunge le due province, passando ovviamente per Orte. Una circostanza curiosa. Quella di assaporare la propria libertà, di conquistare la giusta concentrazione e l´appropriata serenità, in un vagone ferroviario. Lo scompartimento come una stanza. Ovviamente in movimento, mai fermo, se non per le necessarie fermate del treno in questione. Un modo saggio per gestire gli spazi e i tempi, per riappropriarsi di noi stessi. Attraverso la scrittura, e quello che ne consegue.
A giudicare dai risultati, sembra proprio che Fabio Stassi abbia trovato veramente una fonte, una vena particolare, per scrivere storie e descrivere luoghi e personaggi, sempre al confine fra fantasia e realtà.

Nel 2006 ha pubblicato il romanzo Fumisteria (GBM, premio Vittorini Opera Prima 2007). Un suo racconto è stato inserito nella raccolta Bonus Tracks, scrittori italiani per Rolling Stone (Oscar Mondadori, 2007). Per minimum fax ha pubblicato È finito il nostro carnevale (2007) e La rivincita di Capablanca (2008).

Per noi non ha scritto non un incipit ma ben sei, uno più bello dell'altro, e per questo ha tutta la nostra gratitudine ..


1) Il più vecchio cliente del Mètropole è Keaton. Sta qui da cinquecentoquaranta settimane, ma dice sempre che partirà la prossima.

2) Ho finalmente messo da parte il mio primo lingotto d'oro. Concedetemi d'esserne fiero. C'è voluta tutta una vita, ma ci sono riuscito. Non è facile, sapete, mettere da parte un intero lingotto d'oro, grammo dopo grammo, negli anni.

3) La lettera Carmine non ebbe il coraggio di consegnarla nelle mani del vecchio. La sfilò di malavoglia dalla sua borsa di cuoio, rigirandosela davanti gli occhi. Poi si decise: con un solo balzo saltò i due gradini dell'atrio di quel palazzo con la facciata in cortina e i balconi triangolari e, raggiunte le cassette della posta, la lasciò cadere nel vano dell'interno 8.

4) A quel punto poteva scegliere se battere d'attesa o arrischiare un tocco di sponda. Il tavolo era illuminato alla perfezione da una lampada avvitata sotto un telo a forma di piramide, che vi si abbassava sopra. Manuel diede il gesso alla stecca.

5) Quando si lavò i denti, quella mattina, Brando scoprì nei suoi occhi un esercito di bambini di vetro. Istintivamente si nascose, come davanti a una minaccia o a un'allucinazione. Chinò la testa e tirò su un respiro. Non si era ancora svegliato del tutto. Di sicuro, stava continuando il sogno che sua madre aveva interrotto. Il sogno di un bambino che si alza e si guarda a uno specchio.

6) La più strana partita di calcio a cui assistetti nella mia vita non la giocarono degli uomini ma delle marionette. Era un anno dopo la guerra. Si disputava la gara di ritorno del campionato di promozione...

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categoria: incipit


sabato, 19 settembre 2009

l'incipit di Simona Vinci

Simona Vinci è nata a Milano nel 1970 e vive a Bologna. Il suo primo romanzo, Dei bambini non si sa niente, è risultato essere un caso letterario in quanto racconta la storia, tutta vista dall'interno, di un eden infantile, dove anche il sesso è innocenza, che si corrompe progressivamente attraverso l'irruzione della perversione degli adulti. Il libro è stato tradotto in numerosi paesi, tra i quali gli Stati Uniti. Autrice inoltre di una raccolta di racconti In tutti i sensi come l'amore e i romanzi Come prima delle madri, Brother and Sister, Stanza 411 e Strada Provinciale Tre. Per i lettori più giovani ha pubblicato Corri, Matilda e Matildacity. Ha un bel blog che merita più di una visita .. quello che segue è l'incipit che ci ha regalato, apre una strada larga e comoda ma che può sempre nascondere un'insidia, uno dei preferiti di Stillpoint.


"Ho aperto gli occhi al buio più totale. Il fianco destro contro un pavimento di pietra umido e la testa incuneata in una conca che puzzava di urina di gatto. Il primo pensiero è stato per te. Ho immaginato che tu fossi qui, accanto a me. Ho immaginato di poterti parlare. Di poterti guardare negli occhi e confrontare con te quel che
era successo prima che svenissi. Ma non c’eri, ovviamente. E non c’era nessun’altro. Non sapevo neanche dove mi trovassi.

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categoria: incipit


sabato, 19 settembre 2009

reclàm


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mercoledì, 02 settembre 2009

Oil4Brains a Castelguidone 08/08/09 : : cala luna


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lunedì, 03 agosto 2009

quasi finita è la notte

Quasi finita è la notte.
Dietro la montagna,
schiarisce il cielo, appena.
Passa, correndo, una moto sulla strada,
il cane dei vicini abbaia.
Piano,
s’allontana il dolore stretto in un ricordo.
Adesso, soltanto adesso,
in quest’attimo sospeso
tra la notte e il giorno,
chiudendo gli occhi
nessuna morte mi prende
se non quella del tuo
interminabile addio.
 
 
 
Alla memoria di Max, bello e maledetto, tenace inseguitore della sfortuna, fratello amato.
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mercoledì, 15 luglio 2009

l'incipit di Licia Troisi

L’autore più rappresentativo del fantasy italiano è certamente Licia Troisi. Nata a Roma nel 1980, il suo profilo sembrerebbe non rispondere affatto a quello del tipico appassionato di fantasy: donna, astrofisica, progressista, è quanto di più lontano si possa immaginare dallo stereotipo, ancora vivo, del fruitore di fantasy:  maschio, adolescente, di destra, senza alcun contatto con la realtà razionale.
La Troisi ha esordito nel 2004 pubblicando con Mondadori “Nihal della Terra del Vento”, la prima parte della trilogia delle “Cronache del Mondo Emerso”, completata poi dai volumi “La missione di Sennar” e “Il talismano del potere”. La notizia di una giovane autrice che esordisce con una grande casa editrice, e per di più con un’opera fantasy, ha suscitato curiosità e interesse. Curiosità e interesse che sono aumentati grazie allo straordinario successo della trilogia, che ha goduto anche di una ristampa “natalizia” in volume unico nel 2006 e che ha surclassato nelle vendite mostri sacri e talenti emergenti della letteratura fantasy internazionale come Robert Jordan o Christopher Paolini. Un successo che l’autrice sta ripetendo con la sua nuova trilogia, Le Guerre del Mondo Emerso, di cui sono stati pubblicati i primi due volumi, La setta degli assassini e Le due guerriere. Grazie anche alla sua attività nella comunità di fan presente in Internet, Licia Troisi è diventata un punto di riferimento tra gli appassionati italiani di fantasy, colei che ha ufficialmente portato a compimento l’opera di far uscire dal ghetto questo genere letterario nel nostro paese.


Ecco il suo contributo ..

Naar strinse la presa sull'elsa. Portò la spada innanzi a sé, si permise un ultimo sorriso.
Ai suoi piedi, decine di cadaveri. L'odore di sangue e morte iniziava a farsi insopportabile. Intorno a lui, nella piccola radura, un pullulare di creature. Le vedeva sbucare dagli alberi, muoversi tra le felci, grugnire nella notte. Dovevano essere centinaia. Un brulichio di corpi sgraziati, grotteschi. Corpi che un tempo erano stati umani.
Sollevò lo sguardo. Tra le cime dei pini, un squarcio di cielo illuminato da una luna candida e pura. Naar si soffermò un istante a guardarla, e si disse che forse era un buon giorno per morire.
Non avrebbe mai pensato che sarebbe finita così. Non quando era partito, neppure tre giorni prima.


 
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categoria: incipit


martedì, 14 luglio 2009

l'incipit di Grazia Verasani

Grazia Verasani è nata a Bologna, città dove vive.
Tonino Guerra la incita a scrivere.
Compie studi di pianoforte al conservatorio, canta e compone canzoni.
Nel novembre ’99, l’editore Fernandel pubblica il suo primo romanzo dal titolo: “L’amore è un bar sempre aperto”.
Nel 2001, sempre per Fernandel, esce il suo secondo romanzo dal titolo:” Fuck me mon amour”.
Nel giugno 2004 esce per Mondadori il romanzo: “Quo vadis, baby?”, da cui Gabriele Salvatores ha tratto un film, uscito nelle sale nel 2005 .
Collabora con giornali e riviste, e ha una rubrica fissa sulla pagina culturale de
 “La Repubblica”- Bologna.
Il 6 giugno 2006 esce per Mondadori il romanzo noir: “Velocemente da nessuna parte” (con protagonista Giorgia Cantini, apparsa per la prima volta in Quo vadis, baby?)
Nel 2007 Quo vadis baby? diventa un Oscar Mondadori e dallo stesso libro viene tratta una serie televisiva in sei puntate prodotta da Coloradofilm e Sky, di cui firma tutti i soggetti della serie e due soggetti originali.
Il suo ultimo romanzo è: “Tutto il freddo che ho preso” (Feltrinelli, maggio ’08).
Il 18 giugno ’09:”Velocemente da nessuna parte” uscirà nei Tascabili Feltrinelli.
In ottobre, Kowalski/Feltrinelli pubblicherà il suo nuovo romanzo (il terzo della serie con la detective Giorgia Cantini) dal titolo:” Di tutti e di nessuno”.


questo è l'incipit che ci ha regalato ..

Luisa aveva appuntamento con "l'altra" nel giardino pubblico situato di fronte alla scuola elementare dove insegnava. In una mano teneva il pacchetto delle sigarette e l'accendino, nell'altra un giubbino nero. La borsa a tracolla conteneva gli ultimi temi dei suoi alunni. Argomento: la famiglia.
Di lì a pochi minuti avrebbe finalmente visto in faccia la donna per la quale suo marito stava per lasciarla....
postato da tessertrame alle ore 14:27 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: incipit


lunedì, 13 luglio 2009

Er Pilota

Tesoro de nonna,
principessina mia,
io m’aricordo qua’ foto
che te credi.
E’ stato er primo amore mio.

Era ‘n pilota.

Veniva a trovamme tutte ‘e sere in divisa
quanno mi padre lavorava ancora dai conti
e mamma mia era già morta da ‘n pezzo.

Io continuavo a nnà a scola
perché lei era ‘na donna de lettere,
e tutti je chiedevano de scrivele
a chi era ferito, a chi era partito,
a chi era lontano e forse mai sarebbe tornato.

Io m’aricordo qua foto,
bella de nonna,
quanno a guera era cominciata da ‘n pezzo
e tu nonno me s’era già sposata.

C’aveva er forno vicino casa
e prima d’annà a lavorà
passava tutti i giorni davanti a’ finestra.

Che mi sorella me chiedeva sempre “ma che vvò quello?”
E n’ sai che fatica pe’ trovà qua’ risposta.
Poco mancava che ar matrimonio
manco sapeva come me chiamavo.

Io mo ricordo quer giorno,
principessina mia,
quanno ar bagno presi quer pezzo de giornale,
quanno stavo a piegallo
li cò le mani pè pulimme tra le gambe
e vidi qua a foto,
qua a divisa,
e na morsa ar core me se strinse dentro.

A sapello che finiva così
dico c’ho fatto bene a nun pensallo più
perché chissà quanto me sarebbe mancato,
chissà quanto c’avrei pianto.

Anche se a fine poi
se sto qui a raccontallo
forse è perché quer dolore me s’encastrato dentro ‘o stesso,
me s’è scritto addosso.

E chissà
se quanno o rivedrò
‘stè scritte
c’avranno avuto un senso.

postato da TCon0 alle ore 20:21 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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